Aste immobiliari e Coronavirus: cosa sta succedendo?

La situazione di emergenza che abbiamo vissuto e stiamo vivendo in questi giorni ha avuto grandi conseguenze sull’economia del nostro Paese: molti settori sono in situazioni critiche, ma pronti ad adattarsi per tornare in attività. Tra questi anche il settore immobiliare ha subito un forte calo delle compravendite tradizionali e degli immobili all’asta, considerando che molte agenzie hanno dovuto annullare o posticipare appuntamenti e i Tribunali sospendere le procedure.

Nell’articolo che segue vedremo nel dettaglio cosa è accaduto al mercato delle aste immobiliari, quali saranno i possibili scenari, ma soprattutto come cambieranno le nostre esigenze nei confronti del tema della casa. Buona lettura…

Un settore in crescita

Il 2019 è stato l’anno in cui il mercato delle aste immobiliari ha conosciuto un forte sviluppo, a seguito di un difficile 2018, quando il numero delle aste ha subito una forte contrazione di pari passo all’introduzione delle procedure telematiche: sarà stato per via di problemi tecnici? Potrebbe, ma non importa perché sono stati risolti al meglio considerando l’aumento degli operatori e la velocità burocratica dei tribunali che si sono progressivamente adattati alla pratica telematica.

La domanda di aste nel 2019 è aumentata del 29% a fronte di un aumento dell’offerta del 20% rispetto al 2018 (fonte: Centro studi Sarpi immobiliare in collaborazione con Asta Advisor).

E l’aumento si è registrato soprattutto in Lombardia e nello specifico nella città di Milano, che detiene quasi il 20% delle procedure in Italia. Acquistare immobili all’asta come investimento, o anche prima casa, è di gran lunga la procedura più conveniente se paragonata al tradizionale mercato degli immobili. Il risparmio è di circa il 40%. Gli immobili venduti all’asta appartengono per lo più alla tipologia residenziale, circa i 2/3, tuttavia anche uffici direzionali e locali commerciali possono rappresentare degli ottimi affari.

Crisi a “V

Negli ultimi 30 anni le crisi hanno tutte impattato fortemente il mercato immobiliare, terminando un ciclo di crescita ed aprendo nuovi scenari di contrazione: si pensi al fallimento delle Savingbank e allo scandalo di Tangentopoli del 1993; o al 2007, alla crisi dei mutui Subprime in America e la conseguente crisi finanziaria globale.

Lo shock del mercato che ci troviamo ad affrontare presenta apparentemente entrambe le caratteristiche delle precedenti crisi citate:

– dal 2008 rintracciamo la sua dimensione globale e l’inefficienza del sistema economico, con sempre più dannose conseguenze se i governi non attueranno velocemente misure in grado di fronteggiare la situazione.

– dal 1993 la natura di evento “esterno” al sistema produttivo ed il rapido crollo della produzione.

Per questo oggi quella che stiamo affrontando potrebbe essere associata ad una crisi con andamento a “V”, ad un brusco calo delle compravendite ma seguita da una rapida risalita per il prossimo anno. A diminuire sono state il numero delle compravendite (-7%, con Milano che ha segnato il record negativo, -12% rispetto al 2019, fonte Scenari Immobiliari).

Scenari futuri (positivi)

Gli italiani sono notoriamente un popolo di risparmiatori, e i dati della Banca d’Italia lo testimoniano:  a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 9.743 miliardi di Euro, 8 volte il reddito disponibile, un dato superiore alla media degli altri Paesi Ocse e che potrebbe rappresentare oggi un “cuscinetto di sicurezza” per affrontare questa situazione.

La ricchezza delle famiglie inoltre va a dare “potenza di fuoco” alle banche che, insieme all’immissione di liquidità proveniente dal governo italiano ed europeo, potranno sostenere le imprese che prima del Coronavirus avevano buone performance,  e che quindi superata questa fase, riprenderanno la produzione.

Infine l’Hospitality, sebbene sia uno dei settori più colpiti, è uno dei punti di forza del sistema produttivo italiano:  le nostre città e i nostri paesaggi da sempre sono state meta di turisti da tutto il mondo. Con le dovute precauzioni e adattamenti sarà in grado di guidare la ripresa già a partire dal 2021.

Comprare o non comprare casa?

In questi mesi di lockdown abbiamo vissuto intensamente la nostra casa: abbiamo fatto convivere il nostro lavoro con la nostra famiglia, ci siamo adattati, abbiamo avuto il tempo per pensare e riflettere sulle nostre abitudini. La casa è stata (e sarà sempre) il nostro rifugio. E forse in questi mesi abbiamo anche valutato che l’ideale sarebbe avere una casa più grande, avere una stanza in più per lo smartworking, che il terrazzo e il balcone non sono sufficienti, abbiamo bisogno di un bel giardino per stare all’aria aperta. Le nostre esigenze possono sempre cambiare, ma ciò che rimane è il desiderio (o la necessità) di acquistare una nuova casa e magari ad un prezzo conveniente.

La casa di proprietà anche in tempo di crisi rappresenta un investimento stabile. Per questo il team Asta Advisor è in grado di fornire un servizio completo di consulenza, con l’attivazione di abbonamenti e la sottoscrizione di contratti online, oltre al supporto video di esperti del settore per scegliere l’immobile che più risponde alle tue esigenze.

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#vicini,sempre